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Notizia 28/04/2019

Ma lo swing fa male alla schiena?

Autore: Sandro Roberto - Founder Forte Fitness

Ma lo swing fa male alla schiena?

Certamente no!

Questa è una delle domande più frequenti che mi si viene posta quando alleno i miei allievi con il Kettlebell.
Il dubbio però, lo si ha soprattutto quando si ha già un mal di schiena presente che può esser causato o da un piccolo schiacciamento, da una protusione o in casi più gravi da ernie del disco.

Swing durante allenamento




Apriamo, prima di andare avanti, una parentesi e analizziamo l’anatomia patologica dell’ernia del disco:
Per ernia del disco si intende la fuoriuscita del nucleo polposo dal margine vertebrale attraverso una lacerazione dell’anello fibroso, l’anello del canale vertebrale, andando a contatto con il sacco durale e le radici spinali.

Esistono diversi tipi di ernie del disco e classificate in base allo spostamento del nucleo polposo:
- BULDGING DISCALE: quando si ha uno sfiancamento delle lamelle del disco lungo tutta la circonferenza, ma senza rottura completa.
- ERNIA CONTENUTA: se non supera il legamento longitudinale posteriore, che risulta intatto.
- ERNIA PROTRUSA: in caso del superamento del legamento longitudinale posteriore, per la sua rottura.
- ERNIA ESPULSA: se esce completamente dal legamento longitudinale posteriore.

A seconda dei casi, la sintomatologia può essere il mal di schiena nella zona lombare e irradiarsi sui glutei fino a tutta la coscia e gamba. Oltre al dolore invalidante, ci possono essere anche cali di tono e forza muscolare.


Swing durante allenamento



Va specificato che, oltre alla zona lombare, le stesse patologie possono verificarsi nel tratto cervicale e, con minor incidenza nel tratto dorsale.
Torniamo alla domanda principale:
lo swing quindi fa male?

Secondo la mia esperienza da Personal Trainer posso dire che lo swing non fa assolutamente male alla schiena e non provoca nessun danno e ne tanto meno dolori, se non quelli post allenamento, i cosiddetti DOMS!

(Ma questa è un altra storia).

Anzi se dobbiamo dirla tutta, può risolvere o almeno diminuire in parte dolori e compressioni.

Esperienza a parte, vediamo come, in modo scientifico, tecnico e fisiologico ciò possa avvenire.

Bisogna, prima di andare avanti nella lettura,
specificare che ogni caso è a se, e seguendo i giusti carichi e i giusti tempi di adattamento fisiologico della persona allenata e rispettando la tecnica dell'esercizio è possibile ottenere risultati veramente soddisfacenti. In poche parole il trainer dovrà essere meticoloso nel lavoro da svolgere.

Lo swing, oltre ad essere l'esercizio madre nell'utilizzo con i Kettlebell, risulta essere davvero importante per costruire una schiena forte, flessibile ed elastica;

Dunque questo affascinante esercizio svolge un duplice lavoro durante la sua esecuzione: nella fase eccentrica si ha un allungamento muscolare della catena posteriore, nella fase concentrica un rinforzo della stessa.

Analizzando la biomeccanica dello swing, possiamo notare che l’atteggia- mento posturale è simile allo stacco da terra, ma il movimento è sicuramente svolto in velocità e in modo balistico. Il kettlebell verrà quindi proiettato tra le gambe e non verso terra. Riguardo allo stacco da terra quindi, cambierà la posizione dell’attrezzo rispetto al corpo.

Il segreto di questo esercizio sta proprio qui: nel momento che si proietta l’attrezzo tra le cosce, e più precisamente nel triangolo composto tra ginocchia e pube, si ha uno “scarico” completo, o quasi, dell’attrezzo dalla zona lombare, a patto che il medesimo non venga frenato durante la sua discesa.

Proprio questo gesto di lasciar andare l’attrezzo senza frenarlo (non sovraccaricando quindi inutilmente la zona lombare) porta ad una decompressione discale grazie all’allungamento dei muscoli estensori della colonna e i musco- li flessori delle cosce. Un altro importante particolare da non sottovalutare è che l’allungamento della catena cinetica posteriore (flessori della coscia, quadrato dei lombi, paravertebrali, in parte i glutei) avviene in modo attivo, cioè con i muscoli coinvolti che restano in tensionamento. Proprio questa attivazione, permette di allungare la catena mettendo in sicurezza la colonna.

Rispettando le naturali curve fisiologiche del rachide, e scaricando il peso sui talloni, dalla posizione di back swing (con il kettlebell tra le cosce) inizia la fase di salita o di spinta, dove gli avambracci restano a contatto con le creste iliache superiori/anteriori fino a quando le anche non si estendono completa- mente, grazie alla co-contrazione dei glutei e dei quadricipiti, oltre all’attivazione del corsetto addominale.

A questo punto le braccia si staccano dal corpo e l’attrezzo grazie a questa spinta viene indirizzato verso l’alto.

Anche in questo caso, il kettlebell, non dovrà esser frenato dalla posizione che va dal back swing fino alla posizione con le anche estese e il busto eretto; e non dovrà nemmeno esser tirato su con la forza delle braccia (muscoli soprattutto coinvolti sono il trapezio e i deltoidi anteriori) perché anche in questo caso il rischio che si corre è di spostare il carico sulla zona lombare, oltre a eseguire in modo scorretto lo swing.

Concludendo, rispettando la tecnica e utilizzando il giusto carico, è possibile rinforzare i muscoli della colonna e il quadrato dei lombi, mantenendo continuamente una elasticità muscolare che permette una decompressione delle vertebre.

Avere una schiena forte e flessibile è la prerogativa per abbassare il rischio di schiacciamenti o ernie, ed è fondamentale per recuperare a pieno o in parte da queste patologie.



Un saluto e... a tutta swing!

Sandro


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