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Notizia 25/05/2019

Il recupero come parte integrante dell'allenamento


Quando si parla di recupero, i più fanatici dell’allenamento tendono a snobbare questo argomento, continuando ad allenarsi, ignorando i campanelli di allarme che il proprio organismo invia.

Io ero uno di quelli che pensava solo ad allenarsi, portando al limite del possibile ogni singolo allenamento 6 giorni su 7.
Più spingevo sull’acceleratore e più la mia prestazione invece di migliorare, si stabilizzava o addirittura regrediva.

RECUPERO ALLENAMENTO



Se vi chiedessi ora quali sono le variabili più importanti per il raggiungimento della massima performance probabilmente rispondereste l’allenamento e l’alimentazione.
Ma se vi chiedessi quale è la variabile che limita i vostri progressi, la risposta probabilmente si sposterebbe sul recupero.

Prima di porvi un altra domanda, ci tengo a precisare quanto segue:
esistono diversi tipi di recupero, sicuramente i primi due li applicherete in modo meticoloso:
il recupero immediato che avviene tra le ripetizioni di un esercizio;
il recupero a breve tempo che avviene tra le serie di un esercizio;

Il nostro organismo (sia le strutture periferiche e sia il SNC) infatti deve necessariamente recuperare nell’immediato e nel breve tempo per portare a termine le ultime ripetizioni e fronteggiare l’esercizio o la serie successiva. Vedremo più avanti cosa accade e cosa viene ripristinato nel breve periodo.

Fatta questa premessa, eccovi ora l’altro quesito:
Non credete quindi sia importante recuperare tra una sessione di allenamento ed un altra?
La risposta la troviamo nel terzo tipo di recupero:
Il recupero a medio lungo termine che avviene tra una sessione di allenamento e l’altra;

Tornando alla domanda precedente, per comprendere bene il motivo del recupero a medio lungo tempo, bisogna argomentare la fatica!
Essa può essere avvicinata a quella sgradevole sensazione di stanchezza fisica e mentale.

Dopo una seduta di allenamento (stress fisico) più o meno intensa, la prestazione atletica subisce un calo, ed essa richiede un periodo di tempo variabile affinché possa essere ripetuta.
La riduzione della performance prende dunque il nome di fatica.

L’allenamento (o stimolo) provoca uno stress sia periferico (fibre muscolari, struttura tendineo-articolari etc.) che centrale (SNC):
- se lo stimolo risulta essere allenante e se passa un “adeguato” periodo di riposo, allora la prestazione atletica dovrebbe migliorare;
- viceversa se lo stimolo risulta essere poco allenante, o se addirittura il volume di allenamento risulta essere eccessivo e il recupero troppo breve o nel caso contrario troppo lungo, la prestazione potrebbe subire un decremento.

La fatica quindi può essere definita come la “diminuzione sia percepita, sia oggettivamente misurata, della capacità fisiologica (nervosa e meccanica) di eseguire un lavoro.

Ecco dunque che il recupero risulta essere fondamentale per poter “azzerare” la fatica e “cancellare” i danni causati dall’allenamento;
possiamo definire il recupero come un processo integrante dell’allenamento al quale senza di esso la prestazione atletica non può progredire nel migliore dei modi.


Due tipi di fatica:

LA FATICA PERIFERICA
L’allenamento, come visto in precedenza, provoca un danno. In questo caso la fatica periferica è data da un danno metabolico o tissutale che rende il muscolo incapace di rispondere meccanicamente o biochimicamente in modo ottimale agli stimoli.

I fattori che determinano la fatica periferica sono:

esaurimento delle scorte energetiche (glicogeno muscolare, CP, ATP)
microlesioni muscolari;
accumulo dei prodotti del metabolismo (lattato, ammoniaca, radicali liberi, H+);
4. riduzione dell’eccitabilità muscolare;
5. alterazione dell’equilibrio ionico;
6. alterazioni ormonali;


Osservando questi fattori, possiamo riassumere che:

1. Le scorte energiche quali la creatinfosfato (CP) viene ripristinata entro i 2 minuti per l’80% circa, entro i 4 minuti per il 90% ed entro gli 8 minuti per il 100%.
Le scorte di glicogeno, a seconda dell’attività svolta e del tipo di alimentazione che viene seguita (una % maggiore glucidica favorisce il recupero del glicogeno), vengono ripristinate entro le 24/36 ore.

2. Il recupero totale da microlesioni muscolari (DOMS - Delayed Onset Muscle Soreness) dai 2 ai 5 giorni (dipende dal grado di allenamento e dal carico di allenamento)

3. la quantità di lattato nel sangue torna a valori normali tra i 45 e 90 minuti circa (a seconda del grado di allenamento del soggetto e di quanto lattato verrà prodotto).

4. Il riequlibrio ormonale e della creatinfosfochinasi (CPK) entro le 60 ore.


Schema semplificativo dei fattori di recupero post allenamento.


LA FATICA CENTRALE
La fatica centrale si traduce in una diminuzione delle scariche elettriche da parte del sistema nervoso centrale (SNC) per produrre la massima forza. Per poter recuperare a pieno dai lavori di forza pura, il nostro SNC ha bisogno di recuperare per circa 70 ore.

Oltre a questo, il SNC si “stanca” anche quando vengono introdotte nuove abilità tecniche o schemi motori, ed è richiesto un lasso di tempo affinché essi vengano poi “metabolizzati”. Non solo la struttura periferica ha bisogno di recuperare, come visto sopra, ma anche il nostro SNC ha bisogno di recuperare dai lavori di forza massima o sub massimale e di “riprogrammarsi” quando vengono introdotti nuovi schemi o abilità motorie (neuroplasticità).

Conoscendo ora la fisiologia e la biochimica, basterebbe alternare i lavori metabolici quali aerobici e lattacidi, dai lavori di forza (neuronali) per poter recuperare nel migliore dei modi. Basterebbe quindi variare volume, intensità, esercizi o distretti muscolari ed il gioco è fatto.
Questo risulta essere vero fino ad un certo punto, in quanto non esistono allenamenti puri. Ogni allenamento, metabolico o neuronale, stressa con percentuali diverse, i due sistemi.

Infine, non bisogna sottovalutare altri elementi che influenzano il recupero e che vengono classificati come intriseci ed estrinseci.

Fattori intrinseci (immodificabili): sesso, età, peculiarità individuali.
Fattori estrinseci (modificabili): quantità e qualità del sonno, nutrizione, stress allenante, stile di vita e strategie per poter meglio recuperare.

Strategie per un recupero più velocemente:

Alimentazione sana e bilanciata sia tra i macronutrienti (carboidrati, grassi e proteine) sia tra i micronutrienti (vitamine, minerali e oligoelementi).
Idratazione ottimale.
Stile di vita sano e regolare
Altre strategie che potrebbero accelerare il recupero anche se non ci sono reali evidenze scientifiche sono:
recupero attivo a bassa intensità post allenamento. Questa strategia aiuta a smaltire più rapidamente il lattato, ma non ci sono evidenze scientifiche che nel medio lungo termine possa accelerare il recupero.
Massaggi, foam roller: sembra che applicati post allenamento aiutino a recuperare dai DOMS e dalla fatica periferica.
Immersioni in acqua fredda: questa tecnica sembra che possa ritardare e ridurre le infiammazioni, i DOMS e la fatica percepita.
Stretching: esso risulta veramente importante per altri fattori, ma nel caso del recupero non sembra ci sia una reale evidenza scientifica, ne tanto meno per prevenire l’insorgenza dei DOMS.

Preso in considerazione quanto detto sopra, è chiaro che ogni programma di allenamento dovrà essere cucito addosso variando i volumi di allenamento, l’intensità, i sistemi energetici e metabolici, e tenendo conto di tutte le caratteristiche individuali.

Un consiglio che posso dare sul recupero per soggetti poco allenati e di non superare i 3 giorni a settimana. Per chi è invece allenato è ha molta esperienza, può provare la strada del 2/1. Due giorni di allenamento con un giorno di riposo. Ciò significa riuscire ad allenarsi 5 giorni su 7 senza sovraccaricare in modo eccessivo l’organismo. Date però ascolto sempre al vostro organismo, che resta sicuramente il miglior consigliere per i vostri allenamenti!



Buon allenamento e.. godetevi il vostro riposo!!!

Sandro


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